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Alabaster

(poesia) colore acquamarina

Collana di poesia colta, di qualità elevata, la cui curatela è affidata ad Adriana Gloria Marigo, nota ed eclettica poetessa, intellettuale di squisita raffinatezza, Alabaster esprime nel colore dell’acqua marina la sua vicinanza al pensiero più etereo, più tecnico e prezioso, espresso dai poeti di indubbia caratura che in essa sono ospitati. Della curatrice riportiamo alcune parole, ad esplicarne motivazioni e intendimenti.

Una riflessione sulla poesia

di Adriana Gloria Marigo

Perché mai a tal punto singolare?
da Stupore
Wislawa Szymborska

Quando non di rado mi si pone la domanda “Che cosa è la poesia?” mi si apre un vasto orizzonte di risposte possibili. Soltanto possibili, poiché tutto ciò che viene detto intorno all’essere della poesia è sottoposto a vari elementi che coincidono sia con la sensibilità del poeta, sia con il tempo storico, sia con lo stesso archetipo della poesia che si erge eterno e inattaccabile, benché assediato dall’interrogativo inevitabile all’umana conoscenza.

La domanda che nasce dall’immediato ascolto o dalla partecipata lettura si dispone dunque sulla percezione di un quid che ci attraversa e cambia, ci fa sentire investiti dal moto del sentimento e della ragione contemporaneamente, poiché il potere della poesia implica diversi piani del pensiero non rivolgendosi dunque esclusivamente alla sola dimensione del cuore, ma insinuandosi e muovendosi in quella della ragione in una dinamica necessaria a superare la dualità e raggiungere l’unità in quanto l’uomo non è scissione di sentire e pensare, ma sinergia.

Questa facoltà della poesia è ben radicata e oggi possiamo riconoscerle il posto privilegiato e legittimo uscendo dalle idiosincrasie di un pregiudizio che la circonda fin dai dialoghi di Platone – Ione -, la sua unicità nel congiungere la peculiarità del sentimento con quella della ragione confermando l’esistenza del pensiero immaginale come origine della creatività e ritorno alla fonte per costruire il  mondo e ricostituire la struttura che lo fonda.

Tuttavia affermare che la poesia sia essenzialmente evento psichico speciale e unico, sarebbe riduttivo e costringerebbe entro perimetri la sua natura che invece è “aligera”: portata per il volo, poiché dotata dell’ala che l’innalza oltre le bassure dell’immanenza, della densità delle cose che, pur necessaria per l’individuazione del reale, costringe verso il basso materico, alla banalità dell’essere, alla ripetizione dello schema. Ma proprio da questo inevitabile impatto, da questa indispensabile zavorra, la poesia spicca il volo attratta dai percorsi in quota, dall’aria rarefatta: la zolla dura e minerale, “il porto sepolto”, l’impaludamento, le sono necessari quanto la rarefazione della vetta, poiché in questo procedere dal basso verso l’alto esplica la sua natura di devozione al bello, alla necessità del bello.

La poesia dunque si rivela evento estetico: percepita la condizione precaria oscura dolente dell’umanità, rivolge inevitabilmente la sua attenzione a ciò che rende dignitoso – più dignitoso – l’essere, avvalendosi di quei presagi che le arrivano come da un dio – il daimon onnipresente – per proporre, esternare “il tormento delle figure”, realizzare a partire da esse il volto magnifico possibile avvicinabile della “beltà” che si dà come incarnazione dell’idea di bellezza e suo valore oggettivo, dunque etico.

Se siamo vittime del pregiudizio intorno alla poesia, se incalza la domanda su di essa, è perché in qualche modo a noi oscuro percepiamo il procedere della poesia per “andante maestoso” in cui l’aspetto puramente immaginale della visione si coniuga con quello riflessivo del discorso intorno al mondo dimostrando la sorellanza con la filosofia: l’apparentamento, pur nella necessaria differenziazione, dichiara che l’elemento dell’etica cui si rivolge la filosofia per le connaturate ragioni ontologiche, è condiviso anche dalla poesia che va all’incontro per le stesse motivazioni della filosofia e la cui meta è l’Uomo nella sua dignità di essere senziente, ma in una modalità differente, con la tipicità di un logos che non aderisce alle leggi della razionalità e della logica, ma a quelle dell’analogia.

L’esigenza di esperienza estetica sia sul piano del pensiero, sia dell’agire, dimostra l’estetica essere il luogo privilegiato in cui si manifesta il vero e al tempo stesso la soglia da valicare per accedere alla verità, la quale risiede tra le pieghe di ciò che è manifesto e ciò che attende di essere manifestato: qui, negli anfratti in ombra colpiti dalla luce, si muove la poesia con il suo credito e l’onere etico.

Adriana Gloria Marigo

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